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_CENNI STORICI
La
comunità di Tuenno viene annoverata tra le più antiche
della Valle di Non, troviamo infatti cenni della sua presenza già
durante il periodo retico e la sua popolazione è commista con
i romani ben prima del 46 d.C. Il villaggio si sviluppò sulla
confluenza degli itinerari provenienti da Nanno, Mechel e Tassullo.
Nel loro incrocio si formarono i colomelli di Moscovia, Dausinà
e Menavilla. Furono quelle le vie più importanti del passato,
la via Traversara soprattutto, che dal passo Palade costeggiando la
sponda destra del torrente Novella giungeva a Cles per toccare Mechel
e scendere a Tuenno.
Verso il 1100 d. C. i Signori Tuenno costruirono il loro castello
nelle propaggini boschive di Snao, a guardia dell'importante via quale
era la Traversara. La comunità di Tuenno ne subì ovviamente
la sovranità con l'aggravio del sostentamento e di ogni manutenzione:
libera comunque di convivere nel proprio paese nella norma di una
sua tradizione civica conformatasi nei secoli ed adeguatasi alla saggezza
del diritto romano.
La via di Menavilla portava invece a Rallo in direzione del "Pons
Altus" costruito dalla ingegneria romana nel profondo dello spaccato
roccioso sul torrente Noce, oltre il quale si sviluppava l'altra parte
dell'ampia contrada anaune. Nei pressi di Rallo era sorta una delle
prime Pievi, a Tassullo: punto di riferimento e di raccolta di fedeli
delle Quattro Ville, Nanno e anche Tuenno. Fu in quella Pieve che
la gente di Tuenno si trovò in obbligo alla Messa festiva con
l'Eucarestia, al battesimo dei propri infanti, al sacramento del matrimonio
religioso. Ovvio che la comunità dovesse anche al mantenimento
del Pievano, ossia il parroco, oltre alle spese per arredi e migliorie
di quella chiesa.
Nel 1520, dopo più di quattro secoli di obbedienza, i 750 abitanti
con le 78 famiglie che s'erano impegnate al sostentamento del sacerdote
pur di ottenere una Primissaria che fornisse in loco ogni ritualità,
ottennero finalmente la presenza di don Giovanni Keller di Cles. Il
quale non era però autorizzato al Battesimo e le famiglie interessate
dovettero continuare nell'abitudine di portare i neonati fino a Tassullo.
Solo nel 1571 don Simone Busetti ottenne la facoltà di battezzare
a Tuenno, e in tal modo si confermò la Curazia al posto della
Primissaria, con completa assunzione dei Sacramenti nella chiesa curaziale
che proprio nel 1520 aveva assunto la dedicazione a S.Orsola.
Con l'evolvere numerico della popolazione migliorò anche la
"decima" a favore del Curato, non così per il castellano
che era stato definitivamente cacciato. Nel 1407 venne abbattuto anche
il castello: erano stati i fratelli Paolo e Volcmaro de Cazuffo assieme
a Clemente de Mazugo a istigare alla rivolta la gente di Tuenno: i
Camuffo per trarne il successo e il dominio sul territorio, la gente
nella convinzione di disfarsi per sempre degli intrighi provocati
dalla voracità fiscale sempre più oppressiva della nobiltà
castellana. Placatasi la rivolta, se ne andarono i Cazuffo per esprimersi
al meglio a Trento, con cariche e onori e un palazzo in piazza Duomo.
E la figlia Imparisa dell'ultimo dei Mazugo lasciò Tuenno nel
1462, sposa di Pietro Tomeo Rolandini di Dambel infeudato del castel
Procellario a Rumo.
I conseguenti Privilegi concessi nel 1407dal Principe vescovo di Trento,
Giorgio I° di Liechtenstein, alle popolazioni delle Valli di Non
e di Sole, riuscirono a lenire le imposizioni e incrementare una maggiore
libertà alle iniziative del popolo "servo" da sempre,
non però l'emancipazione dall'analfabetismo dal quale si destreggiò
con il mantenimento delle tradizioni, fattesi congeniali per volontà
dei capifamiglia. Furono loro a mantenere gli usi e costumi, a salvaguardare
l'ordinamento civico impegnandosi con i figli a collaborare nelle
mansioni contadine, artigianali, edili e dei cavallanti.
La nobiltà rurale che si stava fondando in quel periodo di
rivolte, avrebbe contribuito a smuovere nel proprio interno un minimo
di cultura ed anche a prestarsi per la propria gente, non solo a pretendere
gli omaggi d'obbligo. Si ricordano a Tuenno i Concini, Sandri, Arnoldi,
Conforti, Maistrelli, Pasotti, Ghezzi, Barisella, Pinamonti, Quaresima
e non ultimi i Compagnazzi, dei quali si rese stimato il notaio Alessandro
con la "legge Compagnazzi", nel 1510: un impegno per tutta
la nobiltà a contribuire anch'essa con un minimo di tassazione
nei confronti del Principato vescovile di Trento.
Aveva già contribuito Tomeo Cazuffo nel 1373 ad aprire una
scuola con il "magister Stefano" a Cles, per soli nobili
ovviamente. Contribuì invece per il popolo il nobile Paolo
Arnoldi nello stendere la nuova Carta di Regola, nel 1592, in sostituzione
della precedente Carta andata perduta e della quale non si conosce
l'anno di origine. L'Arnoldi ne aggiornò il contenuto richiamandosi
agli Statuti di Trento sanciti dal Principe Vescovo Bernardo Clesio,
al quale Bartolomeo Quaresima aveva portato l'omaggio di fedeltà
durante la "guerra rustica" del 1525. La Carta di Regola
si attenne comunque agli schemi basilari della tradizione conforme
quanto convenuto dai capifamiglia convocati dal Regolano sul "Plaz"
mediante il suono della campana.
La Carta compendiò le consuetudini del tempo avvalorando il
reddito della campagna, del pascolo, del bosco e della vendemmia,
coinvolgendo nell'accezione del rispetto e dell'ordine tutta la Comunità
e imponendo anche la severità nei confronti di coloro che non
si adeguassero a quelle norme o solo le ignorassero. A salvaguardia
dell'ordine civico si deputarono annualmente i "saltari",
sarebbero intervenuti due "estimatori" a valutare i danni
causati dai malintenzionati lo stesso Regolano doveva intervenire
tramite un sindaco a controllare il giusto peso del pane ed anche
l'esatta dimensione dei recipienti in uso nell'osteria. Si delegava
un sindaco per controllare la gestione finanziaria delle chiese di
S.Orsola, S.Nicolò e S.Emerenziana. Severo doveva essere il
controllo dei forestieri, nei confronti dei quali le intrusioni venivano
multate con doppia imposizione.
Furono gli stessi capifamiglia riuniti in assemblea, e tassati anch'essi
in caso di assenza ingiustificata, a esigere lealtà e correttezza
da parte di giovani e anziani, e quando un giovane con meno di 25
anni di età incorreva nel reato, era il padre a dover intervenire
pagando una multa salatissima.
La nuova Carta di Regola emessa due secoli dopo, anno 1759, non si
discostò per nulla dalla precedente, cambiò la monetazione
nelle multe, cambiò la data dell'adunanza annuale dei capifamiglia
per il ricambio delle cariche, non più nel giorno di S.Giorgio
ma in quello dedicato a S.Marco con sede diversa dalla "piazza
sotto la chiesa", si preferì la piazza presso casa Cova.
Tuenno s'era ampliato, agli originari due colomelli di Salamna e Cazuffo
s'erano aggiunti quelli di Dausinà e Menavilla, e con l'accrescersi
del numero degli uomini non venne meno quello delle donne, le quali
si ritrovarono ancora in sottordine: "le femmine non possono
ereditare i beni di famiglia, salvo la più giovane, e quella
solo in vita sua e non più", affermò la nuova norma.
Nel 1767 venne annullata la tradizionale assemblea dei capifamiglia
cui spettava da secoli l'incarico di consigliere. D'ora in poi essi
avrebbero eletto i loro rappresentanti, 25 uomini con un Regolano,
quattro Capi avrebbero rappresentato il proprio colomello, le riunioni
si sarebbero svolte in casa di uno o l'altro dei Capi con il saltaro
alla porta per impedire l'ascolto agli intrusi.
Fu il primo passo verso l'attualità.
Anche l'economia stava evolvendo con la coltivazione della patata
e il diffondersi della gelsicoltura con buoni risultati, al punto
che Vincenzo Maistrelli padre del più famoso "Maistrel",
in data 9 maggio 1837 assicurò già allora "filanda
e galete" presso l'Assicurazione Generale Austro Italica. Purtroppo
stava dilagando in quell'anno il colera, la pestilenza che culminò
a Tuenno nel 1855 con ben 192 morti.
Il 1800 fu il secolo che rivoluzionò le tradizioni, incentivò
la nascita delle nuove strade carreggiabili, attivò la Scuola
normale obbligatoria per gli adolescenti, portò a termine l'acquedotto
scolpito e traforato nella montagna, ampliò la chiesa parrocchiale
e ne elevò l'imponente campanile, vide moltissime famiglie
alla emigrazione fin negli Stati Uniti d'America per incrementare
le possibilità economiche, nacquero il Consorzio Acquario,
la Cantina Sociale, il Caseificio Sociale, la Famiglia Cooperativa,
la Cassa Rurale, l'Asilo Infantile ed altre animazioni nel sociale.
Fu nel mezzo di quel fermento che nacque Vincenzo Maistrelli, nel
1835: ideatore e realizzatore della Centrale elettrica di Tuenno e
Cles e del Cementificio di Tassullo.
E così gradualmente Tuenno si avviava verso l'assetto
attuale.
Nel 1963 il Municipio è stato trasferito dal vecchio edificio
di via Garibaldi, ora sede delle Scuole Medie, ad uno più funzionale
in piazza degli Alpini. L'edilizia in questi ultimi anni ha avuto
un notevole incremento e si è espansa nella periferia formando
nuovi colomelli. L'impianto di irrigazione a pioggia, con autonoma
erogazione elettronica, ha sviluppato l'agricoltura in maniera razionale
ed intensiva. I nuovi e complessi magazzini di raccolta, conservazione,
lavorazione e vendita delle ormai famose mele Golden e Renetta del
Canada, uniti all'automatismo dei macchinari agricoli hanno favorito
la commercializzazione e messo in risalto la qualità delle
stesse.
La valle e il lago di Tovel richiamano il turismo estivo.
Il lago entusiasmò gli ammiratori locali e stranieri per le
sue acque che si coloravano di rosso vivo in ogni estate, finché
il fenomeno non cessò nel 1964. Adesso le sue acque sono diventate
più rasserenanti con un piacevole e intenso colore verde nitido
e rilassante.
La valle copiosa di larici e abeti bianchi e rossi dal legno duro
e incorruttibile, animò il "cantier" di lavorazione
delle migliaia di traversine per la strada ferrata in costruzione
lungo l'asse dell'Adige, nel secolo scorso; e già un secolo
prima quel legname era stato apprezzato e richiesto per la ricostruzione
del ponte in legno di S.Lorenzo a Trento, distrutto dal bombardamento
operato dalle truppe francesi del generale Vendome. Tre di quelle
conifere adornano lo stemma di Tuenno dal 1874 per illustrare l 'importanza
della selva di Tovel. Ora la val di Tovel, oltre a richiamare il turismo
estivo, è base per escursioni nella zona del lago, delle Dolomiti
di Brenta e del Parco Naturale Adamello-Brenta.
Sorretto da una nuova e più colta generazione, facilitata anche
dalla vicina presenza di Istituti superiori ed universitari, Tuenno
con i suoi 2.230 operosi abitanti appare ben puntellato per guardare
al domani.
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